quinta-feira, 14 de fevereiro de 2008

"Molti nostri funzionari erano lobbisti delle imprese minerarie"

"Molti nostri funzionari erano lobbisti delle imprese minerarie"

"No podemos aguantar más saqueos, contaminación, enfermedades"
“Frenen las explotaciones mineras, paren el saqueo, paren la contaminación”

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“Entendimos que muchos de nuestros funcionarios eran lobbystas de las empresas mineras”Il Cordone del Famatina non si tocca

Da oltre un mese l’impresa mineraria canadese Barrick Gold Corporation non riesce a lavorare al suo progetto “Famatina”, nella provincia argentina di La Rioja, a ovest del paese, perché gli abitanti che si sono mobilitati bloccano la via d’accesso.

Da 32 giorni, membri del gruppo “Abitanti di Famatina e Chilecito Autoconvocati in Difesa della Vita” bloccano la strada che porta a “La Mejicana”, base operativa della Barrick Gold nella zona del Cordone montuoso del Famatina, nei pressi della Cordigliera delle Ande. La mobilitazione degli abitanti della regione è iniziata circa un anno fa.
“L’impresa non è in grado di lavorare (...) perché stiamo bloccando l’accesso ai macchinari e ai lavoratori”, dichiara Jenny Luján, una degli abitanti autoconvocati, in un’intervista rilasciata ai corrispondenti di Radio Mundo Real in Argentina, Raquel Schrott e Ezequiel Miodownik.
L’attivista ha spiegato che “in questo momento i piani di azione si prefiggono di richiedere le urgenti dimissioni dell’attuale ministro dell’industria mineraria di La Rioja, Abel Nonino”.

Il progetto Famatina, di estrazione principalmente di oro, argento e rame, si trova in fase di esplorazione, ma mancherebbe poco per dare inizio agli sfruttamenti minerari. L’impresa opererà a cielo aperto e impiegherà la lisciviazione con cianuro, tra gli altri composti chimici, per l’estrazione dei minerali. Secondo quanto dichiarato dalla Luján, la Barrick Gold ha annunciato di non avere intenzione di abbandonare il progetto, che sarebbe conforme alle leggi nazionali dell’industria mineraria.

“Si tratta di un aspetto molto importante, perché c’è una grande promozione a livello nazionale del settore minerario”, ha detto la Luján. “Il presidente (Néstor Kirchner), e attualmente anche il ministro dell’ambiente, Romina Picolotti, stanno firmando una serie di trattati che garantiscono alle imprese minerarie di operare in tutta tranquillità, così che possano continuare a sfruttare e saccheggiare le risorse naturali”, ha aggiunto.

Tuttavia, l’attivista ha sottolineato l’importanza di una legge approvata in marzo a La Rioja, che vieta lo sfruttamento minerario a cielo aperto con l’uso di sostanze chimiche altamente inquinanti.
“Questa legge, che è già stata promulgata e pubblicata, ci protegge in qualche modo dal rischio che la miniera venga sfruttata”, ha dichiarato la Luján.

Gli abitanti che protestano contro il progetto Famatina sono preoccupati soprattutto del metodo a cielo aperto che la Barrick Gold intende usare e la lisciviazione con sostanze chimiche, come il cianuro e il mercurio, oltre all’uso di esplosivi che rilasciano arsenico, tra gli altri composti.
Spiegano anche che questa forma di sfruttamento minerario richiede milioni di litri di acqua al giorno. La Luján ha spiegato che gli abitanti stanno difendendo le risorse minerarie, ma anche le risorse rinnovabili come l’acqua. “La Rioja è una provincia molto arida e a malapena ci arriva l’acqua per irrigare le nostre coltivazioni e per il consumo umano”, ha lamentato l’attivista.

I governi nazionale e provinciale “ci parlano di ‘estrazione mineraria responsabile’, di ‘gestione responsabile’ delle risorse naturali, di una quantità di manodopera che queste imprese genererebbero e delle possibilità di ‘sviluppo sostenibile’. Questo discorso è la voce dell’impresa, espressa da molti dei nostri funzionari”, ha dichiarato l’attivista.

La Luján ha aggiunto: “Siamo convinti di non essere un popolo minerario, ma agricolo” e “per questa ragione, continuiamo a lottare”. Ha spiegato che la lotta continuerà a livello nazionale, assieme a tutte le province colpite dall’industria mineraria, affinché vengano modificate le leggi nazionali.
Queste leggi “permettono alle grandi imprese minerarie di installarsi (...) e di portarci via tutte le nostre risorse, risorse che sono argentine, che dobbiamo usare noi e preservarle per le generazioni future. Riteniamo che lo sviluppo sostenibile derivi da questa concezione, che difenderemo”, ha dichiarato infine la Luján.

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Foto: http://www.adin-noticias.com.ar

Traduzione di Arianna Ghetti – Revisione di Benedetta Scardovi-Mounier - Progetto Terre Madri – Traduttori per la Pace – Radiomundoreal – www.terremadri.it - www.traduttoriperlapace.org